Museo della Resistenza di Bologna

Video/Camera

Basi clandestine in città

Questa videoinstallazione vuole evocare le condizioni di vita dell’autunno 1944 a Bologna, di uomini e donne costretti a vivere in attesa di qualcosa che ormai tutti sanno non si verificherà nel breve periodo, nascosti e braccati per due lunghi mesi.
Questi ragazzi dovevano vivere in un sotterraneo freddo e umido e convivere quotidianamente con i problemi che la guerra comportava, dalla difficoltà di procurarsi il cibo all’angoscia del trovarsi intrappolati sotto i frequenti bombardamenti, al terrore di venire scoperti dai nazifascisti.

La Resistenza agita

I momenti più significativi dell´esperienza resistenziale a Bologna vengono ripercorsi attraverso protagonisti, fatti e luoghi, utilizzando materiali documentali diversi.
Accanto alle foto, agli articoli della stampa ufficiale e clandestina, vengono proposti anche strumenti multimediali: una selezione di interviste ai protagonisti della Resistenza bolognese e la possibilità di navigare autonomamente nel modello virtuale del Monumento-Ossario dedicato ai partigiani alla Certosa di Bologna e nel Sacrario di Piazza Nettuno.

Nel luglio 1943, mentre gli Alleati sbarcavano in Sicilia e iniziavano a risalire il paese, il regime crollò. L’8 settembre l’Italia si ritirò dalla guerra e fu occupata dall’ex alleato nazista. Le istituzioni dello Stato si dissolsero: la responsabilità del giudizio, la scelta dell’azione fu così nelle mani dei singoli cittadini. L’Italia si trovò divisa tra territori occupati, nel Sud dagli Alleati e nel Nord dai tedeschi. I primi erano retti dall’amministrazione alleata e venivano via via restituiti ad uno Stato monarchico che si era consegnato al fascismo e che ne era stato devastato per un ventennio, ma che ora era incalzato dai partiti antifascisti perché riparasse i torti di leggi e istituzioni fasciste. I secondi erano soggetti alla dura oppressione dell’esercito occupante e di un rinnovato regime fascista, un governo collaborazionista illegittimo, sostenuto dalla violenza dei tedeschi stessi, da milizie di partito e dall’appropriazione delle istituzioni. La Resistenza italiana si sostanziò di forme ed espressioni diverse: il rifiuto a collaborare con il nuovo regime fascista e con il nazismo di oltre 600.000 militari italiani perciò deportati; la disobbedienza dei giovani, col sostegno delle loro famiglie, a servire nell’esercito fascista; la solidarietà e l’aiuto ai renitenti alla leva fascista e ai perseguitati; la formazione del movimento partigiano e la lotta armata; il sostegno ai combattenti antifascisti da parte delle popolazioni. L’attività partigiana era la guerra di guerriglia, basata su un esercito irregolare e volontario e sulla morale del combattente.
Centrale era la politica, bandita per due decenni, nell’accezione alta di ricerca di una organizzazione sociale giusta e di progettazione delle istituzioni. Il Comitato di Liberazione Nazionale raccolse i partiti antifascisti, che impersonavano le grandi culture democratiche del Novecento. Nell’Italia libera operò per la ricostruzione delle istituzioni.
Nell’Italia occupata, il Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) e il suo organismo militare il Cvl (Corpo Volontari della Libertà), furono strumento politico di governo della lotta.
Il Clnai diresse la guerra di liberazione e rappresentò la legittimità dello Stato italiano in opposizione al governo fascista collaborazionista, con il riconoscimento delle autorità militari alleate. Articolato in innumerevoli Cln locali, condusse ovunque la progettazione della futura democrazia italiana e ne fu il laboratorio.
La Resistenza disegnò e costituì una nuova Italia, che avrebbe potuto riscattarsi presso le nazioni e i popoli che l’Italia fascista aveva
aggredito e oppresso.

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La guerra subita e la Resistenza a Bologna

La vita a Bologna nei mesi che vanno dall’8 settembre 1943 alla Liberazione vengono ripercorsi e rappresentati attraverso foto, manifesti, volantini, articoli di giornale, materiali multimediali. Si tratta di immagini che descrivono momenti della vita quotidiana, drasticamente segnata dall’occupazione tedesca e dai bombardamenti, insieme ad altri aspetti più legati allo stato di guerra, quali la violenza sui civili e le donne, la deportazione, il lavoro coatto.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, divennero operative le norme atte a regolare la vita della popolazione, in particolare della popolazione urbana.
Nella prospettiva dei bombardamenti, erano stati approntati rifugi antiaerei, era stato istituito l’oscuramento, che tendeva a eliminare ogni luce avvistabile da bombardieri notturni. Inoltre, era stato posto al riparo il patrimonio artistico, trasferendo molte opere e costruendo protezioni per i monumenti.
Fu istituito il controllo dei prezzi e della distribuzione dei prodotti alimentari: il razionamento. Furono anche istituiti gli “orti di guerra” in tutti gli spazi verdi, comprese le aiuole dei parchi pubblici, misura più demagogica che efficace. Con lo scorrere dei mesi e degli anni di guerra le razioni alimentari diminuirono drasticamente, tanto da portare la popolazione alla fame e da alimentare l’ignobile mercato della “borsa nera”.
Con le prime incursioni aeree iniziò in modo massiccio lo sfollamento, che portava al trasferimento fuori città di molti, per sottrarsi ai bombardamenti. Alcune categorie di lavoratori erano costrette in città, ma molti ogni sera raggiungevano le famiglie in campagna.
La caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, aveva suscitato anche a Bologna grandi attese, rese manifeste dalla ripresa delle rivendicazioni sociali e dell’attività politica dei partiti antifascisti.
L’occupazione tedesca del territorio, il 9 settembre 1943, e il nuovo regime fascista collaborazionista, aggiunsero alle privazioni della guerra le violenze tremende dell’ideologia nazifascista, sospettosa e spietatamente convinta che la popolazione civile stessa dovesse considerarsi nemica: furono gli arresti, le sevizie, le rappresaglie, gli eccidi, il terrore. Negli ultimi mesi di guerra, con l’avvicinarsi del fronte, si invertì il flusso dello sfollamento: la città era divenuta, se non più sicura, meno pericolosa delle campagne e della montagna, battute dall’artiglieria alleata e trasformate in campi di battaglia.
Ovunque in città, persino sotto i portici del centro, si raccoglievano famiglie che organizzavano come possibile la loro vita quotidiana.
I tedeschi si ritirarono nella notte sul 21 aprile 1945, e gran parte dei fascisti fuggì con loro. Il comandante tedesco Von Senger non volle dare seguito all’ordine di distruggere tutti i punti vitali della città.
Nelle prime ore del mattino entrarono in città gli Alleati, mentre le forze partigiane assumevano il controllo del centro e continuavano i combattimenti con le truppe tedesche in ritirata tra San Giorgio di Piano e Pieve di Cento. Proprio a San Giorgio di Piano si consuma l’ultimo eccidio nazista nel bolognese, 22 uccisi il 22 aprile.

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L'antifascismo prima della Resistenza

Con foto, materiale documentario, anche in originale, filmati d’epoca, il tema dell’antifascismo è proposto nei suoi aspetti nazionali e internazionali, con particolare attenzione alla Guerra Civile spagnola e alla partecipazione a questo evento di migliaia di volontari italiani, tra cui molti bolognesi, che avrebbero svolto poi un ruolo fondamentale nella lotta partigiana. Dalla postazione a disposizione del pubblico è possibile accedere alla banca dati sulla guerra di Spagna, realizzata dall’Ibc in collaborazione con l’Istituto Parri.

Carlo Rosselli, 13 novembre 1936, dai microfoni di Radio Barcellona:
“Fratelli, compagni italiani, un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona, in nome di migliaia di combattenti italiani.
Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per la libertà e l'emancipazione di tutti i popoli. Aiutate, italiani, la rivoluzione spagnuola. Impedite al fascismo di appoggiare i generali faziosi e fascisti. Raccogliete denari. E se per persecuzioni ripetute o per difficoltà insormontabili, non potete nel vostro centro combattere efficacemente la dittatura, accorrete a rinforzare le colonne dei volontari italiani in Ispagna.”
Il fascismo, al governo in Italia dal 1922, prevaricò le opposizioni e, due anni dopo, vinse nuove elezioni con violenze e con una legge elettorale predisposta a suo favore. L’uccisione del deputato socialista Matteotti, che denunciava i crimini e le menzogne del fascismo, produsse un ultimo grande sussulto nel paese.
Mussolini, con il discorso del 3 gennaio 1925, determinò la definitiva svolta dittatoriale al suo governo già autoritario.
Nel 1926 furono promulgate leggi eccezionali, dette “fascistissime”, per consolidare il regime e stroncare ogni residua opposizione: vennero istituiti una nuova polizia politica segreta, il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e il Casellario
politico centrale nel quale, già alla fine del 1927, confluirono oltre 100.000 fascicoli intestati a persone classificate come “sovversive”. Il Tribunale Speciale condannò 4.596 oppositori e comminò pene per 27.000 anni di carcere. L’opposizione
al fascismo fu stroncata: i partiti e i sindacati furono sciolti, i giornali chiusi, gli antifascisti furono perseguitati dallo squadrismo e dai sicari fascisti, alcuni fino a morirne (Don Minzoni, Gobetti, Matteotti). Molti furono arrestati e condannati al carcere o al confino (residenza coatta in luoghi isolati), altri espatriarono.
Negli ambienti antifascisti, in Italia e all’estero tra i fuoriusciti, si guardò con emozione alla vicenda spagnola, anche per il coinvolgimento diretto del regime fascista italiano. Molti risposero all’appello di Rosselli e giunsero in Spagna per combattere il fascismo.

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La Resistenza dopo la Resistenza

 

La sala intende rappresentare la vita della Resistenza dopo la sua conclusione materiale, come se n'è proposta la memoria, come è stata presente nella vita dei decenni successivi.
Per affrontare una materia tanto vasta si sono scelti due aspetti: la formazione del sacrario dei caduti in piazza Nettuno e i manifesti ufficiali dedicati alle celebrazioni del 21 aprile, data della liberazione di Bologna, e del 25 aprile (data della proclamazione dell’insurrezione nazionale nelle città ancora occupate del Nord Italia), Festa della Liberazione nazionale.

Almeno 18 corpi di partigiani furono esposti contro il muro di Palazzo d'Accursio di Piazza Nettuno, nel mese di Luglio 1944. La maggior parte di loro era stata fucilata sul posto. Per spregio, i fascisti avevano scritto sul muro posto di ristoro dei partigiani. L'esibizione della morte inflitta era nei metodi della condotta di guerra nazifascista, come era avvenuto in altri luoghi a Bologna, in Italia e in tutti i paesi occupati durante la seconda guerra mondiale.
Nel momento stesso della Liberazione della città, il muro divenne il primo luogo di compianto cittadino, come appare dalle fotografie degli operatori alleati appena entrati in città, fu scelto spontaneamente dagli uomini e dalle donne bolognesi, e arrivò ad assumere la forma del sacrario.

I manifesti celebrativi delle date del 21 e del 25 aprile, dal 1945 al 2005, riprodotti in buon numero in questa sala, testimoniano del discorso pubblico sulla Resistenza e del mutare del ruolo che le è stato attribuito nel corso del tempo. Così nei primi anni del dopoguerra la Resistenza è emancipazione nazionale e sociale, ricostruzione politica e morale del Paese e della città, mentre negli anni dell’attacco terroristico, della Resistenza si evoca il paradigma dell’unità antifascista dei Comitati di Liberazione Nazionale, per unire tutte le forze della nazione a difesa delle istituzioni. Con il passaggio di fase della storia della Repubblica italiana, con la fine della guerra fredda e con il consolidarsi della cosiddetta globalizzazione, sui significati politici sembrano prevalere l’attenzione agli aspetti solidaristici, ai valori umani.
In questa seconda fase numerose altre date, spesso commemorative di eventi locali o stragi di civili, non soltanto hanno continuato a essere commemorate dalle amministrazioni comunali e dai cittadini di tutta la provincia ma sono state oggetto di recupero e vi è stata dedicata una nuova attenzione.

Le prime elezioni comunali del dopoguerra, svoltesi nel mese di marzo 1946 videro l'affermazione del Partito comunista che conquistò il 38,82% dei voti e 24 seggi comunali (seconda forza cittadina fu la Democrazia Cristiana, 30,33% e 19 seggi, terzo il Partito socialista di unità proletaria col 26,30% e 16 consiglieri). Giuseppe Dozza, già nominato dal Cln al momento della Liberazione, fu confermato Sindaco, carica che mantenne per i successivi vent'anni.

Durante il periodo della ricostruzione post bellica, la memoria bolognese della Resistenza veniva progressivamente istituzionalizzata dalle amministrazioni locali, attraverso la collocazione di monumenti e la modifica della toponomastica. I principali monumenti dedicati alla Resistenza, dopo il Sacrario di Piazza Nettuno, furono il Monumento al Partigiano e alla Partigiana realizzato da Luciano Minguzzi nel 1946 e ora collocato a Porta Lame (quello che la leggenda vuole prodotto fondendo il bronzo di una precedente statua equestre di Mussolini), l'Ossario del Cimitero della Certosa, realizzato nel 1959 dall'Architetto Piero Bottoni, il Monumento ai partigiani fucilati a Sabbiuno, realizzato nel 1973 dal gruppo di architetti e urbanisti Città Nuova, che propose anche il Monumento alle partigiane di Villa Spada (1975).  

Anche la toponomastica contribuì alla memoria della Resistenza e dell'Antifascismo. Diverse vie della città cambiarono nome nel dopoguerra, come via Italo Balbo che nell'ottobre del 1945 divenne via Giacomo Matteotti, o Piazza Umberto I, divenuta nello stesso mese Piazza dei Martiri 1943-1945 (dopo la breve denominazione di Piazza del Popolo ricevuta durante la Rsi), via Carlo Alberto, trasformatasi in via Don Minzoni nel 1947, e nei decenni successivi, come la parte finale di via Roma che divenne via Giovanni Amendola in occasione del 25 aprile 1974. Nomi di caduti partigiani vennero inoltre assegnati alle vie di nuova edificazione, in particolare negli anni Sessanta e Settanta e specialmente nel quartiere Savena e nei rioni Cirenaica e Costa Saragozza.

Orari di apertura dal 1° settembre al 30 giugno:

 Lun 15.30-18.30

 Mar 15.30-18.30

Mer 15.30-18.30

Gio 15.30-18.30

Ven 15.30-18.30

Sab 10.00-13.00

Dom e festivi CHIUSO


Guarda gli orari di luglio e agosto nella home page

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Opening time from September 1st to June 30th

Mon 3.30-6.30PM

Tue 3.30-6.30PM 

Wed 3.30-6.30PM

Thu 3.30-6.30PM

Fri 3.30-6.30PM

Sat 10AM-1PM

Sun & holidays CLOSED


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