Museo della Resistenza di Bologna

La Resistenza dopo la Resistenza

 

La sala intende rappresentare la vita della Resistenza dopo la sua conclusione materiale, come se n'è proposta la memoria, come è stata presente nella vita dei decenni successivi.
Per affrontare una materia tanto vasta si sono scelti due aspetti: la formazione del sacrario dei caduti in piazza Nettuno e i manifesti ufficiali dedicati alle celebrazioni del 21 aprile, data della liberazione di Bologna, e del 25 aprile (data della proclamazione dell’insurrezione nazionale nelle città ancora occupate del Nord Italia), Festa della Liberazione nazionale.

Almeno 18 corpi di partigiani furono esposti contro il muro di Palazzo d'Accursio di Piazza Nettuno, nel mese di Luglio 1944. La maggior parte di loro era stata fucilata sul posto. Per spregio, i fascisti avevano scritto sul muro posto di ristoro dei partigiani. L'esibizione della morte inflitta era nei metodi della condotta di guerra nazifascista, come era avvenuto in altri luoghi a Bologna, in Italia e in tutti i paesi occupati durante la seconda guerra mondiale.
Nel momento stesso della Liberazione della città, il muro divenne il primo luogo di compianto cittadino, come appare dalle fotografie degli operatori alleati appena entrati in città, fu scelto spontaneamente dagli uomini e dalle donne bolognesi, e arrivò ad assumere la forma del sacrario.

I manifesti celebrativi delle date del 21 e del 25 aprile, dal 1945 al 2005, riprodotti in buon numero in questa sala, testimoniano del discorso pubblico sulla Resistenza e del mutare del ruolo che le è stato attribuito nel corso del tempo. Così nei primi anni del dopoguerra la Resistenza è emancipazione nazionale e sociale, ricostruzione politica e morale del Paese e della città, mentre negli anni dell’attacco terroristico, della Resistenza si evoca il paradigma dell’unità antifascista dei Comitati di Liberazione Nazionale, per unire tutte le forze della nazione a difesa delle istituzioni. Con il passaggio di fase della storia della Repubblica italiana, con la fine della guerra fredda e con il consolidarsi della cosiddetta globalizzazione, sui significati politici sembrano prevalere l’attenzione agli aspetti solidaristici, ai valori umani.
In questa seconda fase numerose altre date, spesso commemorative di eventi locali o stragi di civili, non soltanto hanno continuato a essere commemorate dalle amministrazioni comunali e dai cittadini di tutta la provincia ma sono state oggetto di recupero e vi è stata dedicata una nuova attenzione.

Le prime elezioni comunali del dopoguerra, svoltesi nel mese di marzo 1946 videro l'affermazione del Partito comunista che conquistò il 38,82% dei voti e 24 seggi comunali (seconda forza cittadina fu la Democrazia Cristiana, 30,33% e 19 seggi, terzo il Partito socialista di unità proletaria col 26,30% e 16 consiglieri). Giuseppe Dozza, già nominato dal Cln al momento della Liberazione, fu confermato Sindaco, carica che mantenne per i successivi vent'anni.

Durante il periodo della ricostruzione post bellica, la memoria bolognese della Resistenza veniva progressivamente istituzionalizzata dalle amministrazioni locali, attraverso la collocazione di monumenti e la modifica della toponomastica. I principali monumenti dedicati alla Resistenza, dopo il Sacrario di Piazza Nettuno, furono il Monumento al Partigiano e alla Partigiana realizzato da Luciano Minguzzi nel 1946 e ora collocato a Porta Lame (quello che la leggenda vuole prodotto fondendo il bronzo di una precedente statua equestre di Mussolini), l'Ossario del Cimitero della Certosa, realizzato nel 1959 dall'Architetto Piero Bottoni, il Monumento ai partigiani fucilati a Sabbiuno, realizzato nel 1973 dal gruppo di architetti e urbanisti Città Nuova, che propose anche il Monumento alle partigiane di Villa Spada (1975).  

Anche la toponomastica contribuì alla memoria della Resistenza e dell'Antifascismo. Diverse vie della città cambiarono nome nel dopoguerra, come via Italo Balbo che nell'ottobre del 1945 divenne via Giacomo Matteotti, o Piazza Umberto I, divenuta nello stesso mese Piazza dei Martiri 1943-1945 (dopo la breve denominazione di Piazza del Popolo ricevuta durante la Rsi), via Carlo Alberto, trasformatasi in via Don Minzoni nel 1947, e nei decenni successivi, come la parte finale di via Roma che divenne via Giovanni Amendola in occasione del 25 aprile 1974. Nomi di caduti partigiani vennero inoltre assegnati alle vie di nuova edificazione, in particolare negli anni Sessanta e Settanta e specialmente nel quartiere Savena e nei rioni Cirenaica e Costa Saragozza.

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