Museo della Resistenza di Bologna

La guerra subita e la Resistenza a Bologna

La vita a Bologna nei mesi che vanno dall’8 settembre 1943 alla Liberazione vengono ripercorsi e rappresentati attraverso foto, manifesti, volantini, articoli di giornale, materiali multimediali. Si tratta di immagini che descrivono momenti della vita quotidiana, drasticamente segnata dall’occupazione tedesca e dai bombardamenti, insieme ad altri aspetti più legati allo stato di guerra, quali la violenza sui civili e le donne, la deportazione, il lavoro coatto.

Con l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, divennero operative le norme atte a regolare la vita della popolazione, in particolare della popolazione urbana.
Nella prospettiva dei bombardamenti, erano stati approntati rifugi antiaerei, era stato istituito l’oscuramento, che tendeva a eliminare ogni luce avvistabile da bombardieri notturni. Inoltre, era stato posto al riparo il patrimonio artistico, trasferendo molte opere e costruendo protezioni per i monumenti.
Fu istituito il controllo dei prezzi e della distribuzione dei prodotti alimentari: il razionamento. Furono anche istituiti gli “orti di guerra” in tutti gli spazi verdi, comprese le aiuole dei parchi pubblici, misura più demagogica che efficace. Con lo scorrere dei mesi e degli anni di guerra le razioni alimentari diminuirono drasticamente, tanto da portare la popolazione alla fame e da alimentare l’ignobile mercato della “borsa nera”.
Con le prime incursioni aeree iniziò in modo massiccio lo sfollamento, che portava al trasferimento fuori città di molti, per sottrarsi ai bombardamenti. Alcune categorie di lavoratori erano costrette in città, ma molti ogni sera raggiungevano le famiglie in campagna.
La caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, aveva suscitato anche a Bologna grandi attese, rese manifeste dalla ripresa delle rivendicazioni sociali e dell’attività politica dei partiti antifascisti.
L’occupazione tedesca del territorio, il 9 settembre 1943, e il nuovo regime fascista collaborazionista, aggiunsero alle privazioni della guerra le violenze tremende dell’ideologia nazifascista, sospettosa e spietatamente convinta che la popolazione civile stessa dovesse considerarsi nemica: furono gli arresti, le sevizie, le rappresaglie, gli eccidi, il terrore. Negli ultimi mesi di guerra, con l’avvicinarsi del fronte, si invertì il flusso dello sfollamento: la città era divenuta, se non più sicura, meno pericolosa delle campagne e della montagna, battute dall’artiglieria alleata e trasformate in campi di battaglia.
Ovunque in città, persino sotto i portici del centro, si raccoglievano famiglie che organizzavano come possibile la loro vita quotidiana.
I tedeschi si ritirarono nella notte sul 21 aprile 1945, e gran parte dei fascisti fuggì con loro. Il comandante tedesco Von Senger non volle dare seguito all’ordine di distruggere tutti i punti vitali della città.
Nelle prime ore del mattino entrarono in città gli Alleati, mentre le forze partigiane assumevano il controllo del centro e continuavano i combattimenti con le truppe tedesche in ritirata tra San Giorgio di Piano e Pieve di Cento. Proprio a San Giorgio di Piano si consuma l’ultimo eccidio nazista nel bolognese, 22 uccisi il 22 aprile.

Scarica il pdf

Lun 15.30-18.30

Mar 15.30-18.30

Mer 15.30-18.30

Gio 15.30-18.30

Ven 15.30-18.30

Sab 10.00-13.00

Dom e festivi CHIUSO


Mon 3.30-6.30 PM

Tue 3.30-6.30 PM

Wed 3.30-6.30 PM

Thu 3.30-6.30 PM

Fri 3.30-6.30 PM

Sat 10 AM - 1 PM

Sun & holidays CLOSED

Vieni a trovarci! Come to visit us!

Digital Library

 Logo nuovo Parri